Cerimoniale e Galateo Contemporaneo

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Le trappole della biocosmesi

Scegliere un buon prodotto cosmetico e per l’igiene personale non è semplice come sembrerebbe: l’offerta nei supermercati, farmacie e profumerie è enorme, ma spesso solo “di facciata”. Gli scaffali sono stracolmi di confezioni multicolori, scatole eleganti e scritte convincenti, ma pochi sanno cosa davvero c’è dentro e che moltissimi prodotti sono di origine sintetica. Non solo. Manca anche una definizione di legge sulla parola “naturale” e sul quantitativo di ingredienti che devono essere presenti in una crema o in uno shampoo per definirli tali. Non basta neanche fare i propri acquisti in erboristeria o in un negozio “biologico” per aver la garanzia di un prodotto sano. Molte aziende approfittano della simpatia dei consumatori per il bio, e cavalcano l’onda del prodotto naturale, anche quando lo è ben poco. Come imparare allora a capire che cosa ci stiamo portando a casa? Lo abbiamo chiesto a Franco Mengoli, chimico e collaboratore del Sicc (Società Italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche), associazione scientifica indipendente e senza scopo di lucro che si batte per il miglioramento del benessere della persona.

Facciamo subito una premessa. La pubblicità ingannevole, cartacea e non, va per la maggiore e insinua nei consumatori illusioni e speranze che poi restano inevitabilmente deluse. Possiamo sicuramente dire che non esistono creme miracolose, nè creme che ringiovaniscono e tantomeno sieri che fanno scomparire la cellulite o le smagliature, ma solo prodotti ad “uso esterno” che possono contribuire a dare degli effetti di bellezza alla pelle, ma che non sono farmaci. Anche la terminologia che viene utilizzata per contribuire alla vendita di molti cosmetici, è sleale.

Non è corretto dire cosmetico “naturale”, ma si dovrebbe dire “di origine naturale”: questo implica una base di materie prime naturali, che conferisce al prodotto certe caratteristiche (rispetto ad uno le cui materie prime sono derivate dal petrolio, per esempio) ma entrambi poi, vengono lavorati industrialmente e chimicamente. Facciamo un esempio pratico: il cocco è un ingrediente naturale molto presente come materia prima nella composizione della cosmetica, ma se ti strofini del cocco su un braccio non ottieni schiuma, quindi lo shampoo od il sapone al cocco devono aver subito una lavorazione chimica per avere queste determinate caratteristiche. Quindi i cosmetici non possono essere “naturali”, ma di origine naturale. Lo stesso vale per il cosmetico biologico, che  non esiste contrariamente a quanto si voglia far credere, ma è semplicemente un prodotto a base di materie prime “di origine naturale” derivate da coltivazione biologica. Ed è importantissimo capire queste differenze per non fare il gioco delle multinazionali che ci lasciano apposta in balia di una malsana confusione per fare sempre più profitti sulla nostra pelle. Immagine, qualità e professionalità, sono tre parole di cui al giorno d’oggi si abusa, ma se ognuno di noi si attenesse solo alle proprie competenze, ci sarebbe molta meno ignoranza in giro.


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